Si ripetono gli appelli a non sprecare l’acqua ed a rispettare le ordinanze, emesse dai Sindaci, che ne limitano il consumo, tuona Alfredo Di Girolamo presidente Cispel “la gente non si rassegna a non innaffiare i giardini o a riempire piscine” beni, come ben sappiamo, sicuramente in dotazione a tutte le famiglie del Valdarno.

Il Cispel, consorzio che riunisce tutte le Spa toscane che gestiscono il servizio idrico, intima, come se fosse necessario, considerando il costo che rappresenta per le famiglie, ad un uso più responsabile dall’acqua.

Le Spa toscane, Publiacqua e Nuove Acque in testa, hanno le tariffe più elevate della penisola italiana, con costi stratosferici per metro cubo di acqua fatturato.

Al Comitato Acqua Bene Comune Valdarno risulta che le prime a sprecare questo bene prezioso sono proprio le Spa che gestiscono il servizio, lo rivelano i dati del documento di consultazione ( 204/2012) dell’Autorità Energia Elettrica e Gas, che ha competenze anche per il servizio idrico, e la relazione sul servizio idrico in Toscana dell’Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana che denuncia che Publiacqua Spa, a fronte di una media italiana di perdite in rete di acqua del 35%, spreca circa il 43%, perdendo quasi la metà dell’acqua nel trasporto verso le utenze, mostrando dati nettamente peggiori di Crotone e Caltanisetta.

E chi dovrà pagare? Il Cispel annuncia che vi sarà un aggravio di costi, per pagare l’uso di autobotti per il rifornimento delle aree con problemi di approvvigionamento idrico, costi stimati in circa 6 milioni di euro e che ricadranno sulle bollette.

Vorremo ricordare che ci sono stati in questi anni utili milionari divisi tra gli azionisti privati delle Spa toscane, Publiacqua ha distribuito, solo nel 2011, ai soci proprietari, tra cui Acea e Suez, 11,5 milioni di euro, reinvestendo solo il 27% degli utili stessi.

Se i soldi distribuiti fossero stati reinvestiti per contenere le perdite e fossero state utilizzate le acque di depurazione per scopi industriali e agricoli, forse non saremmo a questo punto, vogliamo pure ricordare che la Toscana presenta gli investimenti sulla rete idrica tra i più bassi sia pro capite sia a Km di superficie.

Ma come dichiarato dall’Amministratore delegato di Publiacqua Spa la sua missione è stata di produrre utili, alla stregua dell’industria manifatturiera, poco importa se l’Acqua sia stata dichiarata Bene Comune dell’umanità e l’accesso alla medesima Diritto Universale.

Sull’acqua come dichiarato dal Referendum popolare del giugno 2011 non si possono mettere in atto logiche di profitto, occorreva reinvestire gli utili nelle manutenzioni a beneficio delle comunità e forse oggi potremmo affrontare la crisi idrica con strumenti diversi.

È’ utile fare presente che, mentre si limitano i cittadini nel consumo di acqua, nessun limite è imposto alle aziende toscane che imbottigliano acque minerali, costoro pagano canoni irrisori che non coprono neppure i costi per i controlli e per lo smaltimento delle bottiglie di plastica.

Questa forma di privatizzazione dell’acqua, concedendo sorgenti a privati a prezzi ridicoli e permettendo profitti esenti da tagli e sacrifici, come invece richiesto alla maggior parte dei cittadini, è uno scandalo per la nostra regione.

Considerando i mutamenti climatici che si prospettano, le logiche di profitto messe in atto dalle società di capitale che gestiscono il servizio idrico il prezzo che dovranno pagare le comunità ed i cittadini, in particolare le fasce più deboli, sarà ingente.

Il modello delle Spa che ci propone la Regione Toscana deve essere rimosso e la siccità ha reso ancora più evidente questa esigenza.

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