A distanza di due settimane dall’annuncio dato dal sindaco sull’ammanco di circa 30.000 euro dalle casse comunali di San Giovanni e che presumibilmente vede coinvolti due dipendenti dell’ente siamo ancora in attesa di conoscere gli sviluppi. Anche se consapevoli che l’inchiesta della Procura della Repubblica di Arezzo è ancora in corso saremmo desiderosi di sapere se sussistono altre responsabilità.

Secondo le notizie divulgate dagli organi di informazione locali e le interviste rilasciate dal sindaco di San Giovanni emergerebbe che la scoperta della presunta appropriazione indebita non sia avvenuta da un normale controllo di bilancio ma da un errore commesso dagli stessi sospettati del reato. La verifica contabile sarebbe scattata dopo il bonifico effettuato in favore dell’amministrazione e non viceversa, quindi se i sospettati non avessero compiuto l’”errore” di riversare nelle casse comunali il denaro sottratto molto probabilmente oggi il reato non sarebbe stato scoperto.

La responsabilità, dunque, a nostro avviso è chiaramente di coloro che hanno commesso il fatto,  ma anche di chi non ha correttamente vigilato sulle casse comunali e che non ha saputo intercettare tempestivamente (si tratta di un bonifico del 2009) il flusso di denaro in uscita.

Se questo spiacevole episodio fosse accaduto nel settore privato, non solo sarebbero stati sospesi i presunti responsabili ma avrebbero subìto conseguenze anche i loro superiori o gli area manager del settore.  Poiché si tratta di soldi pubblici a maggior ragione il controllo di gestione dovrebbe essere ancora più efficace e altrettanto l’attribuzione di responsabilità dirette e indirette.

Ci domandiamo come una amministrazione, che quotidianamente imputa alla mancanza di fondi il degrado della nostra città, non abbia scoperto subito e non si sia allarmata per un ammanco di circa 30.000 euro.

Come tutti i sangiovannesi auspichiamo che gli importi sottratti siano limitati alla somma comunicata dal sindaco in attesa di conoscere l’esito delle indagini.

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